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 Voci lontane: approfondimento sulle dicerie di Dicembre 
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Messaggio Voci lontane: approfondimento sulle dicerie di Dicembre
Sala della guerra di La Roste
26 Novembre 1517


Il Maresciallo della Loggia della Fenice, capo supremo di tutti gli armati della Loggia, si consultava con gli Alfieri Draker e Soter, insieme al Cerusico Oddvar, nella sala della Guerra di La Roste. Davanti a loro, una grande mappa di pelle di pecora, sulla quale in vari punti pedine da scacchi di bronzo fermavano cartigli, recanti cifre e parole.
Un Fratello Sergente stava rigidamente impettito accanto alla porta, con la luce in fronte, mentre gli altri lo interrogavano. Il sole bianco dell’inverno del nord di Argesia rivelava un viso pallido e provato, certamente per la cavalcata durata buona parte della notte e della mattina. Dopo che i dispacci ufficiali furono consegnati, stava ora rispondendo alle più informali domande che seguirono:
“La situazione al fronte non è affatto ottima. La sconfitta all’avamposto di Halam delle truppe di Dexeria ha costretto la prima linea difensiva, nel territorio di Tarsis, ad arretrare fino al confine. L’avamposto costituiva la testa di ponte dalla quale sarebbe stato possibile sferrare un attacco decisivo addentro a Tarsis stessa, ed averlo perso ci porta in una situazione di stallo. Per quanto le truppe della Satrapia siano per il momento state contenute e la loro avanzata temporaneamente arrestata...”
La sua voce si spense nel disinteresse degli astanti. Il Maresciallo era meditabondo. Si rivolse agli Alfieri:
“Per il momento la situazione sembra essere in vantaggio per la Satrapia, eppure non stanno ancora sferrando un attacco.”
“Probabilmente non muovono per paura di un’azione ostile da parte di Morkar.” Suggerì un Alfiere, mentre l’altro aggiunse:
“Forse temono una ribellione da parte dei Thobruk. Sono sempre stati una popolazione bellicosa.” Il Cerusico Oddvar scosse la testa, ma non disse nulla. Sembrava intravedere un’altra motivazione, ma evidentemente nemmeno lui avrebbe saputo dire quale con esattezza quale. Chiese:
“Qual è la situazione delle nostre truppe al momento?” Fu uno degli Alfieri a rispondergli, spostando delle pedine sulla mappa.
“Il Gran Maestro, insieme a 200 cavalieri pesanti e 400 fanti dovrebbe essere ormai in dirittura d’arrivo e pronto a sbarcare nei pressi di Saint Luc per poi unirsi alle truppe del Generale Bestien De Bleùr, che comanda le truppe della Dexeria sul fronte con Tarsis. Una volta che il Gran Maestro sarà sbarcato, le 60 navi tonde che lo portano torneranno qui a La Roste per imbarcare gli ultimi 600 uomini. Il nostro contingente di terra conta invece 2’400 uomini e dovrebbe essere a circa 20 giorni di marcia da Hochbrunn, dove l’Altgravio, il cugino del nostro Gran Maestro, ha promesso che si uniranno a loro altri 5000 uomini di Norderk. Trasportano tutti i pezzi d’artiglieria mobile della Loggia, e li rallentano molto, soprattutto su quel terreno impervio e in questa stagione... ma non abbiamo dubbi che la gente del nord darà ai Templari tutto il supporto che meritano per procedere più speditamente. I Baroni del nord stanno già organizzando corvè per spianare la strada davanti alle nostre truppe.” Il Cerusico annuì, per poi domandare:
“Quanti uomini in arme rimarranno alla fine a La Roste?” Gli Alfieri si guardarono senza rispondere, poi fu il Maresciallo a rispondere, non prima di un imbarazzante silenzio:
“800 uomini.” Anche il Cerusico ci mise il suo tempo prima di rispondere:
“Dei più infermi o incapaci, senza dubbio...” Un sospiro “...erano più di 700 anni che La Roste non rimaneva con così pochi uomini…”
“...Sono ad ogni modo quasi 20 uomini per ognuna delle torri del perimetro esterno…” Disse incerto uno degli Alfieri, e l’altro aggiunse:
“Se il Conte Angus Mac Ewan tentasse di sbarcare a La Roste, proprio mentre stiamo combattendo una guerra santa… che Magnus ci salvi, sarebbe il più eretico degli eretici, sarebbe una cosa del tutto insensata ed inconcepibile per le leggi di Magnus e degli Uomini.” Il Maresciallo aggiunse, dopo una pausa:
“So quello che pensate, Fratello Oddvar. Il Conte Angus non ha mai ben sopportato la nostra presenza, e con i suoi 8’000 uomini, più i 4’000 Branzacchi al suo soldo che ora combattono per lui contro i Norsh, i quali non vedrebbero l’ora di mettere le mani sulle nostre ricchezze… e se siglasse una tregua in fretta e furia con i Norsh, forse potrebbe prendere l’isola. Ma per San Reginaldo, ciò non accadrà.”
“Sono convinto che sia come dite… inoltre Berengario Bruma è di sangue Norsh, speriamo che ciò significhi qualcosa.” Disse il Cerusico “Torniamo a Tarsis ora. Potete illuminarmi sui numeri del conflitto?”
Con un gesto esplicativo, uno degli Alfieri rispose diligente: “Secondo gli ultimi rapporti che ci ha fornito il Santo Uffizio, Tarsis conta ora su 35’000 uomini sul fronte nord, più altri 25’000 dislocati tra il fiume Nimas e il deserto del Thob, in cui pare il Satrapo stia tenendo sotto controllo una possibile rivolta dei Thobruk. La maggior parte di questi soldati sono fanti, con una porzione significativa di arcieri e alcuni archibugieri. La cavalleria leggera è costituita per lo più dagli ulteriori 10’000 Kashani che gli hanno tributato obbedienza. Le truppe di élite sono costituite da arcieri corazzati a cavallo e da arcieri corazzati, senza dimenticare un ristretto numero di lancieri pesanti, l’unica vera minaccia per i nostri cavalieri pesanti… preghiamo San Reginaldo che il nostro Gran Maestro non debba incontrarli.”
“Cosa mi sapete dire delle nostre forze?”
“Volklav conta su circa 6’000 uomini. 500 dei quali soldati scelti della guardia del Dragone, del fu Barone Ivanov. Gli altri sono per lo più contadini armati, a parte 2’000 barbari delle tribù dei Curni e dei Karamanizov, che fortunatamente hanno confermato la loro obbedienza alla Baronessa Sofia. Sono guerrieri feroci, ma con scarse armature e non avezzi al terreno desertico.
“5’000 uomini di Norderk stanno arrivando a Volklav, mandati dall’Altgravio. Soldati né eccelsi né scadenti. Oltre a questi ci sono i 5’000 uomini che si uniranno al nostro contingente di terra.” Il Cerusico corrugò ulteriormente il proprio cipiglio, prima di chiedere:
“Norderk conta soltanto 10’000 uomini?” Una pausa, prima che uno degli Alfieri rispondesse un poco in soggezione:
“In realtà ce ne sarebbero altri 5’000 circa, ma sono impegnati sul fronte con i Norsh… formalmente questi sono vassalli dell’Altgravio, certo, e dovrebbero anzi unirsi alla lotta a Tarsis... ma a quanto pare tergiversano e accampano scuse, non ultima la pressione del Conte Angus nelle terre contese più a sud… per di più, pare ci sia un certo disordine a sud di Hochbrunn, verso Osperdium, e che non tutti i vessilli abbiano risposto all’appello dell’Altgravio.
“Il vero cuore delle nostre forze è però l’esercito di Dexeria. Sono circa 20’000 uomini schierati ora in posizione difensiva, oltre ad altri 6’000 che ancora presidiano le città dell’interno. Ma sarà difficile persuadere Re Goffredo a sguarnire le sue città schierando tutti gli uomini.” Il Cerusico prese nuovamente la parola:
“Che opinione avete di questi soldati?” L’anziano Maresciallo, con un tono che aveva del sornione rispose:
“Dal punto di vista degli equipaggiamenti, nulla da ridire sui cavalieri e fanti della Dexeria, benché forse di poco inferiori a quelli della Loggia. Per quanto riguarda l’esperienza, o la tempra in combattimento… di quali soldati su Argesia si può dire che siano veterani? Dexeria non combatte una vera guerra da decenni ormai, ed un torneo non è certo la stessa cosa.”
“Così come la Loggia della Fenice non combatte vere guerre da secoli.” Commentò secco il Cerusico, facendo impallidire i due giovani Alfieri. Il Maresciallo chinò il capo, con un mezzo sorriso. Se fosse triste o soddisfatto, difficile a dirsi. Uno degli Alfieri si schiarì la voce.
“Però dovete considerare che sul nostro fronte combattono anche circa 1’000 uomini del Kazak. Uomini temprati dai continui conflitti con i Kashani, e di grande valore. Nonché 2’000 Branzacchi assoldati dall’Altgravio come forza di emergenza. Quei mercenari di certo hanno grande esperienza...”
“Quegli stessi Branzacchi di grande esperienza che darebbero volentieri a fuoco un monastero per stuprarne le suore. Quegli stessi mercenari che sono a due passi dalle nostre porte, al soldo del nostro nemico il Conte di Highdome...
“Quegli stessi Branzacchi che cambierebbero volentieri parte in cambio di un’adeguata quantità di sacchi di denaro, e Magnus lo sa se la Satrapia ne ha, di sacchi di oro.” Commentò ammonente il Cerusico.
“Imperativo dunque che continui l’embargo a Tarsis imposto dalle navi di Tilia, e che non vi siano tregue o fiaccamenti nell’embargo da parte di Tilia o Dexeria.” Disse il Maresciallo.
“...se solo Crisanto da Montague fosse qui per consigliarci…” Disse uno degli Alfieri, ma subito il Maresciallo suo superiore lo rimproverò severamente:
“San Crisanto da Montague.” E l’altro chinò il capo come per chiedere ammenda, mentre il suo collega, meditabondo, commentava:
“Mi chiedo soltanto perché il Gran Maestro non nomini un nuovo Siniscalco… era tanto amico di San Crisanto da Montague che temo possa essere difficile accettarne la dipartita...”

“Ormai è più di un anno che non si hanno notizie del Siniscalco… l’ultima volta che è stato avvistato è stato a Settembre del 1516…” Disse il Cerusico, che tuttavia rifletteva, su di un sogno che non smettevano di tornargli alla mente:

<<...Crisanto si alzava con fare severo, e guardava la piccola folla di astanti. I suoi occhi come carboni ardenti rispecchiavano la gravità dell’eresia perpetrata. "Voi, mutevoli esseri di dubbia onestà, voi assassini, voi peccatori che venite fin qua. Non osate dire altre scempiaggini, o mancar di rispetto in codesto loco a Magnus e ai Suoi servitori. Siamo la unica Luce in questi cantoni." Il Santo poi si voltava, dicendo loro: "seguitemi, per la Salvezza promessa.”>>

Ma Oddvar fu riportato alla realtà dal pragmatico e marziale Maresciallo:
“... Si capisce dunque. Dobbiamo mandare un dispaccio al Gran Maestro mettendolo in guardia dalla possibilità di un tradimento da parte dei mercenari a Volklav, e dobbiamo impedire la fine dell’embargo alla Satrapia. Ad ogni costo.” Ed uno degli Alfieri, impaziente di dimostrarsi solerte verso il suo superiore, disse ieratico alla già sfinita staffetta che aveva portato loro notizie all’inizio, che non era stata ancora licenziata dopo il suo interrogatorio:
“Tu, Fratello Sergente! Porterai questo dispaccio alla Casa Templare più vicina, ed avrai cura di farlo pervenire per tramite di tre diverse staffette al nostro Gran Maestro, e di diramare la notizia in tutte le Case Templari!” Quello profferì flebile:
“Magno gratias, Magno vobiscum. Farò il volere della Loggia.”
Ma prima che questi abbassasse celere gli occhi a guardarsi le punte degli stivali che scattavano sull’attenti, il Cerusico Oddvar, che era un abile lettore degli affari degli uomini, vi lesse una grande stanchezza. Quell’uomo aveva soltanto il desiderio di estinguere la propria sete e di coricarsi in un letto caldo. Comprensibile. Forse un’altra staffetta sarebbe potuta essere più solerte, nonché più… discreta. Ma un superiore aveva parlato, ed il compito del Cerusico era soltanto quello di consigliare, non di ordinare, specie se un ordine era già stato impartito. Sperò soltanto che la sete dell’uomo non dovesse essere placata con zelo eccessivo, e che la sua lingua non dovesse esserne eccessivamente sciolta...

Grande sala del commercio, Sede centrale della compagnia delle Spezie di Sanfi
30 Novembre 1517


Il Supremo Grand’Azionista ArciDelegato Vincenzone Mangiatrippa della Grancasa sedeva pasciuto ed arcigno sul suo scranno, dominando La Cima del suo impero commerciale, che tuttavia scricciolava ultimamente tanto quanto la sua sedia a braccioli scricchiolava sotto la sua ingente mole. Nulla poteva rasserenare ora quel cipiglio severo, eppure un’eccezione fu quel giorno fatta. Vincenzone Mangiatrippa fu quasi sul punto di alzarsi in piedi, azione che ormai da gran tempo non compiva, non confacendosi al suo ruolo il quale gli imponeva, così si diceva, di sedere e farsi trasportare anziché doversi muovere egli stesso.
“Constant Morton! Per tutte le gioie di Santa Lucrezia, sono mesi che vi ho mandato a chiamare, dove eravate finito per tutti i Santi!?” Disse, stringendo con dita sudaticce e mollicce, strettamente inanellate, la mano che gli veniva posta dall’ormai scappellato avventuriero.
“Sapete com’è, Supremo ArciDelegato. La mia vita è impegnata e piena di avventure, e la strada da Osperdium a Sanfi, benché non così lunga, è stata interrotta da numerose e doverose visite di cortesia.”
“Ebbene allora, affè mia, la vostra cortesia ci è quasi costata l’intera baracca. Questa storia dell’embargo a Tarsis, che blocca la Via della Seta, sta mandando in malora i già precari bilanci della Compagnia, provati dalla fallita operazione di Osperdium e dal venerdì nero...”
“Mi duole sentirlo, Grand’Azionista… ma cosa volete che faccia, vostra eminenza, un povero cartografo come me, per porre fine ad un affare di tal portata...”
“Suvvia, Morton, non fate il modesto. Voglio che andiate da Re Goffredo di Dexeria e lo persuadiate a siglare per lo meno una tregua con Tarsis, cosicché le nostre navi possano riprendere la loro regolare attività.” Morton si prese il suo tempo per rispondere, pesando bene le parole che stava per dire:
“Supremo ArciDelegato, non desidero in alcun modo offendere la vostra eminente persona, ma già dissi a questa Compagnia che non desideravo esserne più ingaggiato. Inoltre, penso che la fede e la… determinazione… di Re Goffredo, difficilmente potrebbero essere piegate dalla mia persona, per quanto possa io essere nelle sue grazie.”
“Sappiamo tutti che l’unico che Goffredo potrebbe ascoltare, a parte sua figlia, sareste voi... E tutti hanno un prezzo.” Disse un Amministratore che sedeva a lato dell’ArciDelegato, mentre un altro proponeva:
“10 pezzi” ma Morton taceva
“20 pezzi” rilanciò un altro, ma Morton continuava a tacere. Un sospiro, da parte del Supremo Grand’Azionista, sotto lo sguardo attento degli astanti. Dunque la sua parola:
“40 pezzi, è il massimo che possiamo offrire.” Seguì un silenzio, un poco stupito ed imbarazzato. Anche la sala delle contrattazioni, al piano inferiore, ormai taceva. Un altro Amministratore si schiarì la voce:
“...stiamo parlando di pezzi d’oro.” Ma il silenzio si protrasse, e Constant Morton, infine, disse:
“Stiamo parlando della mia parola. Della mia parola di non lavorare più per la Compagnia, dopo gli avvenimenti di Osperdium, un anno e più orsono.”

Nessuno, nella grande sala del commercio della sede centrale della Compagnia delle Spezie di Sanfi aveva mai sentito simili parole. E nessuno avrebbe saputo come rispondere. Un silenzio di bocche spalancate venne lentamente sostituito da un brusio di dissenso generalizzato, quando prese la parola qualcuno di cui non si sarebbe mai sospettato. Un paggio del Supremo Grand’Azionista, di nome Francois, con gli occhi fissi ad un punto del pavimento e le guance che si facevano più rosse di minuto in minuto, disse con voce nervosa ed innaturalmente alta:
“Signore. Io non sono nessuno e non sono nessuno per parlare qua. Ma io vengo da Saint Luc, in Dexeria. E due dei miei fratelli sono già morti nella guerra contro Volklav. Mia mamma non ne avrà mai pace.” Prese un respiro affannoso, e poi continuò parlando velocemente, con gli occhi chiusi e lacrime che ne sgorgavano:
“A me non me ne frega niente che questi porci diventino più grassi con la seta della Satrapia, o quel diavolo che gli pare. Ma se voi avete il potere di fermare questa guerra insensata che uccide così tanti poveretti che colpe non ne hanno, da una parte o dall’altra… ecco, allora lo dovete fare.” Prese un altro respiro, come chi avesse vissuto tanti, e tanti soprusi nella sua vita. Ma poi non disse nulla. Aveva soltanto l’espressione di chi aspettasse una bastonata sulla schiena, per il solo fatto di aver detto ciò che pensava.

“Cosa volete che dica?” Chese Morton con voce asciutta.

Dopo un’ora abbondante di artificialmente pacata conversazione tra Morton e gli Amministratori, questi comprese quali erano le offerte della Compagnia a Re Goffredo, e quale fosse la natura della sua ambascieria. Constant si mise in viaggio verso Lendor, senza prendere alcuno degli ori che gli erano stati offerti. Ritenne più prezioso degli altri tesori un cuore puro dalla sua parte. Fu così che prese con sé soltanto il paggio Francois, salvo lasciarlo ad un crocevia verso il nord:
“Ecco” gli disse, puntando il dito su di un punto della mappa che stringeva: “qui ti potrai rifugiare dalla lunga mano della Compagnia. Poveretto. Il mondo sarà un luogo migliore quando uno potrà dire la verità, senza paura di esserne punito. Il mondo sarà un luogo migliore quando ci saranno più paggi di nome Francois e meno Amministratori della Compagnia...”

Fu così che Constant ed il paggio si separarono.
Ma di Constant Morton, nessuno seppe più nulla. Certo era che quando avrebbe dovuto arrivare a Lendor, non vi arrivò. E nemmeno vi arrivò nella settimana successiva, o in quella dopo ancora.
Alcuni dissero di aver visto uomini con soli al collo, vestiti di nero, domandare di lui nelle stazioni di posta in cui aveva cambiato i cavalli.
Alcuni dissero di aver visto donne in vesti lunghe con clessidre al collo sedurre in uno sguardo chi lo aveva rifocillato lungo il cammino.
Alcuni dissero di aver udito il richiamo dei banditi nelle foreste in cui passò.
Alcuni dissero di aver visto il serpente dei Marash sulle mani di chi gli servì un boccale di birra nelle taverne in cui riposò.

Nessuno, tuttavia, sapeva che fine l’avventuriero avesse fatto.


(OG le normali dicerie saranno caricate come consuetudine sul nostro sito all'uscita dell'evento)

_________________
Narratore

PNG:
Constant Morton, Avventuriero e cartografo
Crisanto da Montague, Siniscalco della Loggia
Canizio Bonalena, Rettore della Scuola di Sofia (sigh)
Padre Joren, dell'Ordine Minore o dei Secolari
Sten'ka Pushkin del Qudaidin'koz, Pubblicano di Volklav


03/12/2017, 12:03
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